CENTOCELLE HA CELEBRATO IL FUNERALE DEI BENI COMUNI
A Casale Falchetti la mobilitazione cittadina per lanciare una proposta di moratoria degli sfratti e degli sgomberi delle realtà associazionistiche romane
Il Comune non desiste dal piano di sgombero degli spazi sociali. La rigida e, forse, miope applicazione della Delibera 104 continua a mietere vittime fra associazioni e gruppi autogestiti che, a vario titolo occupano immobili comunali. Tutte quelle esperienze di aggregazione dal basso che negli anni hanno arricchito il panorama culturale romano creando, in completa autonomia, reti coese basate sulla condivisione di idee, stanno per essere azzerate.
Il 20 febbraio è stata una giornata di mobilitazione cittadina. In circa dieci municipi sono state organizzate una serie di iniziative per lanciare la proposta di una moratoria degli sfratti e degli sgomberi degli spazi non solo sociali ma anche abitativi.
L’iniziativa che ha avuto luogo a Centocelle è stata pensata come un vero e proprio funerale dei beni comuni: una bara, fiori, attivisti vestiti a lutto. Una coppia di trampolieri truccati nella migliore tradizione del dia de muertos, una fanfara ed una jazz band hanno completato il quadro.
L’eccentrica assemblea, riunitasi presso il casale Falchetti sede del LSA 100celle, si è spostata su tre punti caldi del quartiere: via Fontechiari davanti agli spazi del Contratto di quartiere Centocelle vecchia; il teatro tenda Nuovo Pianeta; l’ex scuola Vespucci sgomberata nel 2014. Tre emblemi, secondo il coordinamento, del paradossale modus operandi dell’amministrazione capitolina: da un lato luoghi pubblici abbandonati e non messi a profitto, secondo il gergo di mercato; dall’altro spazi sociali da sgomberare perché non ne producono abbastanza.
Il contratto di quartiere doveva riqualificare l’autoparco comunale trasformandolo in una ludoteca, ricavandone spazi per servizi alla cittadinanza, una sala polifunzionale. Si aspetta da anni l’agibilità per poterli consegnare al municipio. Quindi di fatto si tratta di una proprietà comunale chiusa.
Il Teatro Tenda si trova nell’area del Parco Somaini. Oggi è un altro spazio chiuso ed inutilizzabile senza lo sgombero delle macerie e dei rottami che insistono nell’area.
L’ex scuola Vespucci, occupata e poi sgomberata da 48 famiglie che avevano proposto un progetto di auto recupero dell’immobile a spesa zero per il Comune. Oggi i locali sono vuoti e abbandonati.
“Gli spazi sociali sono il tessuto vivo della città ‘ si legge in un volantino distribuito durante la manifestazione ‘ Luoghi che resistono alla crisi attraversati da migliaia di persone. Luoghi che offrono un’altra idea di città, di socialità, di libertà, di servizi costruiti dal basso con il lavoro volontario e che spesso sono gratuiti o a prezzi popolari. Per questo ci sentiamo di gridare (che) non siamo a debito, ma siamo a credito”.
E’ delle scorse settimane la notizia dell’occupazione degli uffici del Dipartimento “Patrimonio, Sviluppo e Valorizzazione” di Roma Capitale, esecutore materiale delle indicazioni contenute nella Delibera incriminata. A promuovere l’azione, la rete degli spazi sociali romani estenuata dall’impossibilità di interloquire con alcun membro dell’amministrazione cittadina. Un atto che ha portato all’incontro col Sub-Commissario al Patrimonio ed alla concessione di un nuovo incontro, in data da destinarsi, in cui tirare definitivamente le fila della situazione.
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